Un piatto di struffoli, il miele profumato d’arancia, la cucina piena di vapore e ricordi: così il Natale di mia nonna continua a vivere anno dopo anno.
Il Natale è fatto di tante pietanze tipiche che cambiano di regione in regione, dolci o salate che siano. A Napoli ce ne sono davvero tante, e ognuna porta con sé una storia, un’abitudine, un profumo preciso.

Eppure ce n’è una che per me ha sempre avuto un passo in più, forse perché la associo a un gesto familiare, a un rumore di cucina che riconoscevo a occhi chiusi. È un ricordo che mi accompagna fin da quando ero bambina, legato a quei piccoli struffoli dorati che preparava mia nonna.
Non annunciava mai il giorno degli struffoli. In casa lo si capiva da altri segnali: la madia spostata, il grembiule legato stretto, il tavolo ingombro di uova, farina, zucchero. Prima di tutto veniva l’impasto, lavorato con pazienza, senza fretta, con quelle mani che sembravano sapere già cosa fare. Guardarla era come assistere a un rito di famiglia, ripetuto uguale e sempre nuovo, con la stessa naturalezza silenziosa di sempre.
Dall’impasto uscivano dei filoncini sottili, che mia nonna arrotolava con un movimento rapido e sicuro. Poi li tagliava in pezzettini minuscoli, tutti più o meno uguali, perché “gli struffoli devono essere piccoli, così bevono meglio il miele”, diceva.
Quei quadratini di pasta sembravano niente, ma una volta tuffati nell’olio diventavano palline leggere, gonfie e dorate, con quella croccantezza morbida dentro che non ho più ritrovato da nessun’altra parte.
La frittura era il momento più delicato. L’odore dell’olio caldo riempiva la cucina e io restavo a distanza, perché mia nonna non ammetteva distrazioni. Ogni struffolo doveva cuocere il tempo giusto: né pallido, né troppo scuro.
Li tirava su con la schiumarola, li lasciava riposare un attimo sulla carta assorbente, poi li spostava in una grande zuppiera in ceramica, quella che usava solo per le feste. Lì, in attesa del miele, gli struffoli sembravano già pronti, ma il meglio doveva ancora arrivare.
Il trucco: insaporire il miele per degli struffoli perfetti
Il vero segreto iniziava sul fuoco lento. In un pentolino mia nonna metteva il miele e lo lasciava sciogliere piano, finché non diventava fluido e lucido.
Ed è in quel momento che arrivava la sua magia: qualche goccia di essenza d’arancia nel miele, dosata a occhio, senza misurini, solo con l’esperienza. Bastava davvero poco per cambiare tutto. L’odore improvvisamente diventava più intenso, più rotondo, come se al Natale si aggiungesse un pezzo di giardino agrumato.

Quando il miele profumato era pronto, lo versava sugli struffoli ancora tiepidi. Io guardavo quella cascata dorata avvolgerli uno a uno, legandoli tra loro. Con il cucchiaio li girava, li mescolava con delicatezza, assicurandosi che ogni pallina fosse ben lucidata. A poco a poco si formava una montagnetta imperfetta, viva, fatta di piccoli vuoti e pieni, che profumava di miele caldo e arancia e rendeva la cucina il centro del mondo.
L’ultimo tocco erano i diavoletti colorati e, a volte, qualche pezzetto di candito. “Servono per farli allegri”, diceva mia nonna mentre li spargeva sopra con un sorriso appena accennato. Attorno al piatto si creava sempre lo stesso rituale: qualcuno fingeva di aspettare, qualcuno ne rubava uno di nascosto, qualcun altro cercava il punto con più miele. Gli struffoli non erano soltanto un dolce, erano il momento in cui la famiglia si avvicinava al tavolo, spinta da un profumo dolce e familiare.
Col tempo ho provato a rifarli anch’io, seguendo i passaggi che ricordavo più che una ricetta scritta. L’impasto cambia sempre un po’, la mano non è la stessa, lo capisco. Ma ci sono due cose che non ho mai abbandonato: la misura piccola degli struffoli e quella goccia di essenza d’arancia nel miele.
È il mio modo di tenere viva la sua presenza, di riportare in cucina quelle mattine d’inverno con i vetri appannati e il pentolino sul fuoco, come se da un momento all’altro potesse comparire all’angolo del tavolo con il suo grembiule stretto in vita.
Ognuno ha la propria versione degli struffoli: chi li vuole più croccanti, chi più morbidi, chi abbonda con i canditi, chi li evita del tutto. Ma la verità è che il sapore più buono non sta solo negli ingredienti, sta nella storia che ci mettiamo dentro. Quelli di mia nonna profumavano di arancia e di miele, ma soprattutto di casa.
E ogni volta che il Natale si avvicina, sapere che basta aprire una boccetta di essenza d’arancia per ritrovare quel profumo è un piccolo miracolo domestico di famiglia.





